Premessa: questo post è assolutamente pieno di sarcasmo, livore, rabbia, insoddisfazione, frustrazione, illogicità quindi non ditemi che non vi avevo avvertito! Leggete a vostro rischio e pericolo!
Oggi ho passato uno di quei tipici giorni che potrei definire “da paranoia”. Chi mi conosce si può immaginare a cosa mi riferisco.
Sono 28 anni (anzi ormai 29 visto che fra pochissimi giorni è il mio compleanno) che sto cercando di capire cosa voglio dalla vita. Cosa mi piace? Ok, mi piace la Svezia, questo si era capito… ma è veramente solo questo che cerco? Solo questo quello che mi basta?
Camminavo per la città oggi pomeriggio con il mio inseparabile lettore mp3. Il mondo visto attraverso la musica è diverso, sembra di vivere in un film. Sono arrivata in un punto molto pittoresco, una specie di spiaggia con vicino un ponte di pietra, mi sono messa seduta a pensare e a guardare il mio riflesso nell’acqua.
Cosa voglio veramente? Sicuramente vorrei riuscire a pensare meno, perché pensare non porta mai niente di buono. Voglio imparare questa lingua che mi permetterà di integrarmi, finalmente. Mi basterà? Oppure quanto avrò fatto anche questo vedrò un altro traguardo più in alto, più lontano, e inizierò ad arrovellarmi anche per quello? Quanti traguardi ci possono essere in una vita? Quanti traguardi possiamo tagliare in una vita? E quanti possiamo pensare di raggiungere? Mi chiedo se a un certo punto dobbiamo smettere di sognare e accontentarci di quello che abbiamo, semplicemente per godersi un po’ di tranquillità. Mi chiedo se io devo smettere di sognare e iniziare a concretizzare qualcosa nella mia vita. Concretizzare… cosa? Un lavoro? Una casa, magari? Una famiglia? Le classiche cose che tanti vedono come traguardi di una vita ortodossa. Ordine, ci vorrebbe ordine… ed è proprio quello che non riesco a dare alla mia vita. Credo di aver fatto una gran confusione di tutto, dovrei fermarmi e buttare giù una specie di relazione dei miei primi 29 anni di vita. Conclusione: caos totale.
Il punto cruciale è l’insicurezza che ha caratterizzato la mia vita, da sempre. Sono e sarò sempre profondamente insicura su tutte le scelte che ho fatto e che farò. Avrò sempre da pensare “ma se avessi scelto l’altra cosa adesso forse…” e avrò sempre da torturarmi con questo genere di idee. Vorrei tanto cambiare il software che mi hanno impiantato, vorrei fosse possibile come in Matrix spararsi nel cervello qualche altro programma… perché non l’hanno ancora inventato? Gli scienziati e i ricercatori che ci stanno a fare lì? Fate qualcosa di serio! Datevi da fare! Rabbia e frustrazione, questo provo quando mi guardo allo specchio. Non sono mai contenta, voglio sempre qualcosa di più, qualcosa che non c’è. Ecco, qualcosa che non c’è. Forse perché non voglio fronteggiare le difficoltà quotidiane, forse perché non voglio imparare a vedere i limiti che ho. Non ho voglia di migliorarmi forse, oppure ne sono semplicemente incapace.
Arriverà un giorno in cui smetterò di sentirmi così… come mancante di qualcosa? Mi piacerebbe dare una ragione alla mia vita, una ragione che esuli da me stessa. I maligni potrebbero dirmi: “fatti un fidanzato”! Buono quello. E’ risaputo che gli uomini se le cercano belle, semplici e preferibilmente sciocche. Io non sono bella, non sono assolutamente semplice, forse sono sciocca. Niente da fare anche su questo fronte, quindi. Figurarsi se esiste qualcuno che si carica delle paranoie altrui!! Devo riuscire a capire cosa sono, prima di fare qualsiasi progetto. Ho sbagliato la progettazione, ecco, sono partita dalla fine mentre dovevo lavorare ancora sulla materia prima, cioè su me stessa. Cosa sono? E chi lo sa? Me lo sono sempre chiesta. Fossi rimasta a casa avrei sicuramente capito molte meno cose di quelle che non so adesso, però una volta che spalanchi il pentolone vengono fuori tante di quelle magagne che non trovi riparo. Come il vaso di Pandora. Apri e iniziano ad uscire tutte le peggiori qualità che mente umana possa concepire.
Vorrei tanto avere una mente più razionale, fredda, calcolatrice, scientifica, mi aiuterebbe sicuramente in questi momenti di tsunami emotivo. Purtroppo, triste ma vero, bisogna accettarsi per quello che si è, e questa è la cosa più difficile… almeno per me.
Oggi mi è anche capitata una cosa profondamente significativa per spiegare in poche parole come è la mia vita. Stavo aspettando un autobus, che stava inspiegabilmente ritardando. Un po’ attendo alla fermata, mi guardo attorno, mi dico “dai aspetto un altro minuto e poi vado a piedi tanto è vicino” senza però decidermi. Dopo vari minuti di attesa decido di andarmene. Appena fatti nemmeno 15 metri a piedi cosa arriva? Ma l’autobus che stavo aspettando! Se avessi avuto la pazienza necessaria avrei fatto il viaggio al caldo, durando un centesimo della fatica che invece avrei impiegato. Invece no, me ne sono voluta andare prima e così facendo ho perso il treno giusto e mi sono ritrovata appiedata. Arrivo sempre in ritardo (o in anticipo) e non riesco mai ad afferrare l’occasione buona.
Non c’è salvezza dal proprio carattere… quindi lo dico anche a voi: se incontrate una persona come me statele il più lontano possibile, ne va della vostra salute nervosa!!!
Aspetterò un altro giorno per veder passare questo malumore, un altro giorno ancora nella lunga conta dei giorni che ho già passato su questa terra. Chissà domani cosa farò, cosa penserò… probabilmente le stesse cose che penso adesso, o forse no, forse riuscirò per un momento a vedere il buono che c’è in me e fuori di me, riuscirò a prendere le cose con serena filosofia, senza troppi problemi, senza eccessive paure. E starò un po’ meglio, fino alla prossima volta che inevitabilmente mi riporterà a terra col morale, e così via fino alla fine.
Un po’ noioso non trovate? Per ora non ho trovato medicina… chissà se esiste una medicina, per me.
Forse no. O forse non voglio prenderla perché troppo amara.
(Shakespeare, Vaughan Williams)
Come away, come away, death,
And in sad cypress let me be laid;
Fly away, fly away, breath;
I am slain by a fair cruel maid.
My shroud of white, stuck all with yew,
My part of death, no one so true
Not a flower, not a flower sweet,
On my black coffin let there be strown;
Not a friend, not a friend greet
My poor corpse, when my bones shall be thrown:
A thousand sighs to save,
Sad true lover never find my grave,